Il Metodo Munari, dire “cosa fare” e non “come fare”

Written by on 3 aprile 2014 in Educazione - No comments

Bruno Munari nato nel 1907, è stato un grande artista  e designer italiano.

L’autore ha avuto, nel corso della sua vita, un particolare interesse per quelli che sono i temi di sviluppo della creatività e della fantasia nell’infanzia. Attraverso giochi, libri con i buchi, pagine trasparenti, tattili, componibili e le molte altre invenzioni, l’autore è entrato nelle aule e nelle camerette dei bambini di molti paesi del mondo. Più che un metodo, come oggi è erroneamente definito, il suo è un modo di porsi nei confronti dei bambini.

Mostrando con strappi di carta come si sviluppa un albero, facilitando la comprensione di un’opera d’arte, bucando le pagine di un libro per far vedere cosa c’è al di là delle apparenze, consentendo di scomporre l’immagine di un volto per ricostruirne a piacimento l’espressione, l’autore ha compiuto gesti semplici e realizzato una delle opere più grandi e complesse che si potessero prevedere. 

“Complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere tutto quello che si vuole, colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose… La semplificazione è il segno dell’intelligenza”

Questo “metodo” manca di strutture rigide, infatti, una delle particolarità è proprio questa, sono le attività di laboratorio che danno luogo alla creatività, alla libertà, alla sperimentazione, alla scoperta, all’ apprendimento ed alla capacità di osservazione.

Il metodo Munari vuole  insegnare “come fare” per guardare la realtà che ci circonda tramite tutti i nostri sensi. I laboratori si propongono di avvicinare i bambini all’ arte attraverso “il fare“, attraverso la conoscenza plurisensoriale, l’osservazione della natura e delle opere d’arte, la sperimentazione di materiali, strumenti e tecniche, attraverso il gioco come scoperta, non dicendo “cosa fare“, ma “come fare fare insieme per capire“.

I bambini sono liberi di scegliere la tecnica che più gli piace, di sperimentarne anche più di una, l’obiettivo è quello di stimolare delle personalità originali ed autonome. 

Non si tende, quindi, ad  un’assimilazione passiva dei concetti e dei linguaggi, ma piuttosto, si suggerisce un modo di conoscere che il bambino stesso rielaborerà e farà suo. La conoscenza di questi elementi formativi del linguaggio visivo concorre a formare, inoltre, individui capaci di esprimersi anche nel campo delle comunicazioni visive di cui l’arte è lo stadio più alto e personale. (tratto da “ Laboratori officina “ di Beba Restelli – Metodo Munari )

Avete mai sentito parlare delle “forchette parlanti“? Di cosa si tratta? Guardate questo video, sarà lo stesso Munari a spiegarci il loro significato:

 http://www.arte.rai.it/articoli/le-forchette-parlanti-di-bruno-munari/16168/default.aspx

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