Bambini educati correttamente saranno bambini felici

Written by on 6 marzo 2014 in Genitori digitali - No comments

Cecilia, educatrice e mamma, ci dice la sua riguardo al ruolo dell’educatore:

Se mi dovessero chiedere qual è il mestiere più bello del mondo, risponderei: l’educatore. Se mi dovessero chiedere qual è il mestiere più difficile del mondo, risponderei: l’educatore.

Due facce della stessa medaglia. Da una parte la vocazione interiore, pari a quella di un sacerdote, spesso un talento innato, pari a quello di un artista e dalla parte opposta la fatica, l’impegno e, soprattutto, la responsabilità di educare nuovi uomini e nuove donne.

Una sfida difficile da accettare ma altrettanto difficile da rifiutare.

Una delle più importanti educatrici della storia, Maria Montessori, ha dichiarato: «Una prova della correttezza della procedura educativa è la felicità del bambino». Bambini educati correttamente saranno bambini felici. E bambini felici diventeranno uomini e donne grandi e nuovi.

Ma chi ha il compito di educarli, di farli diventare grandi, che responsabilità ha? Un fardello molto più pesante di quanto si voglia pensare. A partire dai genitori, punto di riferimento, esempio e centro dell’universo per il bambino, fino ad arrivare alle figure di contorno della sua vita educativa: insegnanti, educatori, per cui anche la figura della tata. Tutti punti fermi nella vita del bambino che debbono avere la forza di rimanere punti fermi, anche quando sono fragili, anche quando hanno paura, anche quando temono di non farcela. Educatori sì ma, purtroppo, umani.

E allora, qual è il segreto per forgiare questi futuri adulti? Per forgiare il nostro futuro? Perché loro, i nostri figli, quello sono, il nostro futuro, coloro che porteranno avanti le nostre idee, che miglioreranno il nostro mondo, che si evolveranno diventando ciò che noi siamo ma in meglio.

Probabilmente un vero segreto non esiste. Ma un piccolo aiuto può essere la scelta di non andare avanti da soli. È risaputo che l’unione fa la forza.

Io, in venti anni di professione, ho sempre sostenuto due tesi: educare con passione e ricordarsi sempre che i bambini hanno bisogno della nostra guida ma sono persone, con il proprio carattere, la propria personalità e le proprie esigenze. Però quello che non voglio assolutamente fare in queste righe è di correre il rischio di cadere in una sequela di consigli o nella stesura dell’ennesimo manuale educativo per principianti.

La scelta del processo educativo è singola e indipendente, ogni bambino necessita del suo e, io ne sono convinta, i migliori educatori per i bambini sono i genitori stessi. E, forse, proprio per questa pesante responsabilità che, a volte, i genitori hanno bisogno di aiuto. Un aiuto che molto spesso si risolve nella scelta di una tata (figura educativa di primaria importanza perché dedita al singolo caso, al contrario degli insegnanti che, anche con tutta la buona volontà, spesso si ritrovano a dover seguire tante piccole identità e non poter dedicare loro tutta l’attenzione di cui avrebbero bisogno). Ma qual è l’obiettivo di questo aiuto? Avere una tata, perché?

Di motivi se ne potrebbero elencare numerosi, a partire dal fatto che due genitori con un aiuto possono, di tanto in tanto, “tirare il fiato” e dedicarsi a qualcosa che non siano i figli (perché una coppia che è diventata genitrice ha comunque il diritto di essere anche coppia e di riservarsi spazi per esserlo). Ma forse è meglio limitare questo elenco a pochi ma basilari motivi. Primo tra tutti l’introduzione di una figura educativa di riferimento differente dai genitori che può essere solo un vantaggio per i bambini.

Imparare a vivere nel mondo, per loro, è anche doversi confrontare con qualcosa che non è solo l’ universo familiare. Con tutte le cautele e le attenzioni bisogna che i bambini, fin da piccoli, si rendano conto che oltre alle pareti di casa esiste un mondo. Un mondo diverso da quello della famiglia, un mondo fatto anche di cose meravigliose che si possono scoprire e conoscere sapendo di essere in ogni caso protetto, oltre che da mamma e papà, anche dalla tata. Questa figura che fa ormai parte della famiglia ma non è una familiare, l’anello di congiunzione con il mondo esterno. La tata che ha una sua famiglia, vive in un’altra casa, magari ha altri bambini di cui si occupa, che racconta la stessa favola che raccontano mamma e papà, ma in modo differente. Non migliore, solo differente.

Il mondo è bello perché è composto da realtà e individualità differenti. E se la favola che mamma e papà raccontano tutte le sere può essere raccontata in modo diverso, può permettere al bambino di vedere il mondo da una prospettiva differente, allora tutto il mondo può essere visto da punti di vista diversi. Un caleidoscopio di novità nella vita del bambino. Un caleidoscopio di immagini che gli permetteranno di vedere il mondo da tante angolazioni, sotto tanti aspetti e con la mente aperta di chi ha tanta voglia di conoscere e sapere.

Per cui una volta trovata la tata giusta, in sintonia con le scelte educative, che sa essere capace di mettere il benessere di un figlio non suo sopra ogni cosa, arriva la parte più affascinante ma più difficile. Il lavorare insieme per lo stesso obiettivo. Dare al bambino tutti gli elementi che necessitano perché diventi, un giorno, un adulto. Perché diventi il nostro futuro. E qui, forse, un consiglio ci potrebbe stare. Come per le figure dei genitori, padre e madre, che non devono mai essere squilibrate (non può fare tutto mamma o tutto papà), anche quando entra il nuovo elemento, la tata, bisogna stare attenti a trovare insieme la giusta armonia e il giusto equilibrio perché non ci sia uno scompenso dei ruoli. Ma io credo che l’unico consiglio vero e proprio che si possa dare in questo caso è: non perdere mai di vista il vero obiettivo, la formazione dell’uomo e della donna nuovi che sono già insiti nel bambino. Parliamo, discutiamo, costruiamo insieme un percorso per formarlo, crescerlo, educarlo e man mano che il tempo passa e il bimbo cresce ci renderemo conto dei meravigliosi progressi che lui sta facendo anche grazie all’applicazione di due semplici regole: amore e ascolto. Queste sono le cose basilari di cui ha bisogno una personalità che si forma.

Amiamoli, ascoltiamoli e soprattutto permettiamo loro di essere se stessi, senza tentare di generare cloni di altri esseri. Ricordiamoci che la natura non fa doppioni, ognuno è singolo, unico e irripetibile. In sintesi non dimentichiamoci mai di rispettare il nostro bambino.

Perché solo i polli in batteria si allevano, i bambini si educano.

Cecilia R.

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