Bimbi al Museo! Un’educatrice museale racconta..

Written by on 29 gennaio 2014 in Educazione - 1 Comment

Ciao a tutti, mi chiamo Clio e sono babysitter e aiuto compiti a Marnate (VA). Ormai da quasi quattro anni lavoro come educatrice al Museo del Design della Triennale di Milano e il mio sogno è contribuire all’ educazione di bambini e ragazzi tramite l’arte ed il contatto con mostre e musei.

Essere un’educatrice museale significa porsi a metà strada tra i piccoli visitatori e tutto ciò che il museo ha da offrire in termini di oggetti esposti, luoghi da esplorare, personaggi da conoscere, ma anche di magia, curiosità, creatività e voglia di immergersi in un mondo carico di fascino e mistero. Il mio ruolo nella sezione didattica del Museo del Design è molto più di un lavoro, è una vera e propria passione capace di emozionarmi ogni giorno. Rimango sempre affascinata dal rapporto che, anche se breve, si crea coi bambini che vengono a visitare il museo ed a partecipare ai laboratori proposti: le loro osservazioni, le loro domande, i loro “grazie”, la loro fantasia non smettono mai di sorprendermi positivamente.

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Nella pratica, la proposta educativa che il Museo del Design offre è: una visita guidata interattiva tra le sale del museo ed una successiva sperimentazione nel laboratorio didattico di ciò che si è osservato e provato in mostra. I tipi di laboratorio sono diversi (http://www.triennale.it/it/tdm-kids/famiglie), ma tutti legati alla scoperta del mondo Design attraverso la stimolazione della creatività, il gioco ed il racconto delle avventure di Frisello, bambino protagonista del libricino regalato ad ogni piccolo visitatore. In particolare, durante la settimana la proposta didattica del museo è dedicata alle scuole (dall’Infanzia alla Scuola Secondaria di primo grado), mentre nel week-end le attività sono riservate alle famiglie. Credo sia un ottimo modo per trascorrere un paio d’ore insieme ai propri bambini per fare qualche cosa di creativo e diverso, lontano dai centri commerciali e capace di stimolare la mente, ma anche di appassionare il cuore.

La proposta educativa del Museo del Design, che prende ispirazione dei laboratori didattici creati da Bruno Munari (artista, educatore e progettista, che ha regalato al mondo la brillante intuizione dei laboratori come strumento per rapportarsi all’arte nei musei) concentra l’attenzione sul processo creativo piuttosto che sul prodotto finale, riservando ampio spazio alle tecniche, alle domande ed alle intuizioni dei bambini e all’imparare facendo. Un occhio di riguardo è, quindi, dedicato al “come si fa” ed alla sperimentazione tanto dei materiali, tanto delle capacità individuali.

Il contatto con alcune ditte produttrici di materiali abbastanza insoliti per l’uso comune, come ad esempio le paste a base siliconica per il laboratorio de “Lo stampo”, e di strumenti progettati su misura per le attività didattiche, contribuisce a rendere il luogo speciale e l’esperienza unica.

L’esplorazione del laboratorio e dei materiali viene stimolata tramite l’utilizzo del corpo e dei sensi: ancor prima di procedere con le spiegazioni, i bambini vengono invitati a prendere confidenza con ciò che sta loro attorno. Domande, sensazioni, osservazioni e tutto ciò che il contatto con i materiali ed il nuovo ambiente può suscitare, viene condiviso con il gruppo sotto l’invito degli educatori. Devo sottolineare che, oltre a sviluppare la manualità e la creatività, l’attività laboratoriale insegna a condividere lo spazio ed i materiali con gli altri bambini.

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Ogni età porta con sé necessità e tempi differenti, di conseguenza il tipo di linguaggio utilizzato dagli educatori varia a seconda di ciò, così come anche la gestione dell’apprendimento di nuove tecniche. Il bisogno dei bambini di portare a casa un pezzetto ciò che hanno vissuto è provata pedagogicamente, per questo motivo, il museo, lascia sempre qualcosa di fisico da portare con sé al momento dei saluti: il libretto delle “Storie di Frisello” e/o l’elaborato prodotto nel laboratorio.

Gli educatori sono animati da un atteggiamento non giudicante, aperto al dialogo, che evita di offrire idee preconfezionate, ma si limita a suggerire, rispiegare tecniche di realizzazione o dare consigli pratici. Un altro aspetto da non sottovalutare è la valorizzazione delle diverse soluzioni trovate ed attuate dagli stessi bambini durante l’attività: le intuizioni del singolo o del piccolo gruppo vengono comunicate, tramite la voce dell’educatore, al grande gruppo affinché tutti possano godere della ricchezza derivata dalla condivisione delle idee ed allargare il proprio sguardo verso nuove prospettive.

Oltre a sperimentare e sperimentarsi, le visite interattive e le attività nel laboratorio hanno anche il compito di avvicinare il museo ai propri visitatori, troppo spesso considerato come luogo chiuso, austero, custode di antichità inavvicinabili o oggetti moderni troppo strani e incomprensibili. Se si viene a contatto da piccoli con le realtà museali e si impara a viverle con curiosità, coinvolgimento e senza la pretesa di capire tutto, una volta diventati grandi ci si sentirà autorizzati a varcare ancora la soglia di mostre e musei per emozionarsi nuovamente e accrescere la propria cultura.

Insomma, credo che questo tipo di educazione sia da praticare e sostenere poiché i benefici che da essa derivano sono un investimento positivo per il futuro e uno dei modi migliori per passare del tempo di qualità assieme ai propri bambini.

Articolo e foto by Clio T.

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