Semplicemente Brasile: il racconto di un’esperienza

Written by on 22 novembre 2013 in Educazione - No comments

Cari amici di Oltre Tata,
è con grande piacere che accolgo la richiesta di potervi raccontare qualcosa delle mie esperienze di volontariato all’estero.
Innanzitutto lasciate che mi presenti: sono Marta, ho 25 anni, sono una giovane psicologa. Durante la mia adolescenza prima e nel corso dei miei studi universitari poi, ho sempre coltivato la passione e l’interesse per il lavoro a contatto con i più piccoli e per la multiculturalità.

Il mio primo incontro con il mondo delle missioni umanitarie all’estero avviene un po’ per caso, come spesso accade con le cose più belle e sorprendenti della vita. L’estate del 2008 è la mia prima missione in Brasile; qui conosco Chiara che diventerà un’inseparabile compagna di viaggio e insieme scopriamo un mondo che non ci lascia certo indifferenti.

L’anno dopo partiamo infatti alla volta della Costa d’Avorio; l’Africa ci accoglie e ci sconvolge allo stesso tempo, l’impatto è forte. La dimensione del villaggio africano è radicalmente diversa da quella brasiliana e gli occhi dei bambini raccontano spesso la povertà assoluta. Decidiamo quindi di prenderci una “pausa” per ricaricarci durante l’estate del 2010.

Ci ritroviamo più cariche e unite che mai al corso di formazione per le partenze dell’estate 2011.  Brasile stiamo arrivando, anzi stiamo tornando! Stesso Paese, altra regione, altra missione e un’altra avventura da vivere.
Veniamo accolte e ospitate dalle Suore Dorotee che a Belém, capitale dello stato del Parà, gestiscono un centro per la malnutrizione infantile. Belem è la tipica metropoli dei Paesi in via di sviluppo: caotica, grande, sovra popolata e per la maggior parte povera. All’interno del caos cittadino il progetto Oasis rappresenta una vera oasi di tranquillità e di speranza.
Il centro ospita circa trecento bambini da 0 a 6 anni in due strutture distinte: all’asilo nido vengono ospitati i bambini da 0 a 3 anni, che solitamente presentano un grave stato di denutrizione. Accanto alla cura dei bambini sia dal punto di vista fisico che psicologico, le suore e il personale qualificato che opera all’interno del centro lavorano anche con i genitori per trasmettere loro una corretta educazione alimentare. I bambini da 4 a 6 anni frequentano invece la scuola materna, che è stata creata per fare in modo che i benefici guadagnati con i primi anni di cure possano essere mantenuti a lungo e assicurarsi che bambini e genitori capiscano l’importanza dell’alimentazione.

Semplicemente Brasile

Nel nostro mese trascorso all’interno di questa struttura abbiamo avuto modo di seguire tutte le attività quotidiane che vengono fatte con i bambini: dalla pappa, al bagnetto dei più piccoli, dalle attività scolastiche, ai giochi scatenati in cortile con i più grandi.
Eravamo già state in terra brasiliana e avevamo avuto modo di sentire il calore di questo popolo. Ancora una volte, e forse più che mai, abbiamo assistito a questa magia: arrivare all’altro capo del mondo, dove tutto non potrebbe essere più diverso da quello a cui siamo abituati a casa, non parlare la lingua, eppure…sentirsi a casa. Svegliarsi la mattina, vivere la routine quotidiana delle suore, delle maestre, dei bambini come se non avessi fatto altro fino ad allora, vedere le persone abbracciarti anche se è la prima volta che ti vedono, vedere i bambini cercarti e saltarti in braccio la mattina appena entrano all’asilo, vedere la gente che ti saluta per strada con entusiasmo e che ti apre la porta della propria casa con un’ospitalità e una gioia che vanno oltre la povertà dei luoghi dove ti stanno accogliendo.

Quando andiamo in missione partiamo sempre con bagagli enormi e pesantissimi, cerchiamo di portare con noi il più possibile: pannolini, vestitini, pennarelli, matite, palloncini, giochi, ecc. Torniamo a casa con le valigie vuote ma con i regali che tutti vogliono farci prima della nostra partenza: un asciugamano con i nostri nomi (rigorosamente scritti in un altro modo), un braccialetto, un cerchietto, una collanina, qualunque cosa abbiano a portata di mano, anche se, soprattutto per i bambini, forse è tutto quello che possiedono.
Mi è capitato spesso di pensare che forse tutto quel peso portato dall’Italia sia in parte inutile. A Belèm siamo arrivate con le figurine, i personaggi dei cartoni animati e tutte le cose che in Italia vanno di moda. I bambini sicuramente sono felici e ci giocano, ma i ricordi più belli io li ho chiari nella mente: mi vedo seduta per terra all’asilo nido, sono scalza e attorno a me tanti bambini, alcuni piccolissimi. Giochiamo con una bambola senza testa, con una palla bucata, facciamo rotolare per terra un pezzo di lego, o semplicemente ci facciamo i codini.

Abbiamo fatto ormai tre esperienze di missione diverse e penso che Chiara sarebbe d’accordo con me nel dire che quello che accomuna questi viaggi è il senso di pace che ti dà la semplicità assoluta. Ed è proprio la semplicità che manca da morire quando si torna in Italia: ci si rende conto di quanto poco basti per vivere serenamente e la maggior parte delle cose a cui siamo abituati sembrano improvvisamente superflue. Ricordo un pomeriggio con mia madre al supermercato al ritorno dal Brasile…non le lasciavo comprare nulla “Ma mamma, non ci serve!”.

Personalmente al ritorno dalle missioni vivo sempre un momento in cui mi chiedo cosa ci faccia in Italia e penso che il mio posto sia con quei bambini, con quelle persone. Poi torno alla quotidianità, e so che il mio lavoro, i miei studi, gli affetti sono in Italia, ma sicuramente grazie alle mie esperienze di missione vivo la mia vita di tutti i giorni con una ricchezza in più.

Marta C.

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