Il divezzamento come “gioco” di proposte alimentari

Written by on 20 giugno 2013 in Genitori digitali - No comments

Anita Liuni, educatrice di nido e comunità infantili e Carmela Tinella (Mela), creativa ed animatrice per bambini, oltre a curare il blog BABIBO, realizzano e conducono laboratori destinati alla fascia d’età 0-10 anni. Di seguito postiamo un loro articolo: buona lettura!

il divezzamento

Educare il bambino fin dalla nascita a una sana alimentazione è il miglior investimento per la sua salute futura. Inoltre, per un lattante o un bambino piccolo, nulla ha forse più importanza del cibo, su cui addensa una miriade di significati simbolici.

Fino ai sei mesi la dieta lattea non solo soddisfa le sue esigenze nutrizionali, ma assolve ad un compito di sviluppo relazionale mamma-bambino (nel caso di allattamento al seno) e di mamma/papà-bambino (nel caso di allattamento artificiale) importantissimo per l’evoluzione psichica ed emotiva del piccolo.

Dopo le gioie e i dolori dell’allattamento, arrivano le gioie e i dolori del divezzamento (o svezzamento): “divezzare” significa” togliere il “vezzo” o “vizio”, riferito all’atto della suzione.
Tra i pediatri è ancora aperto il dibattito sul quando iniziare a svezzare: c’è chi propone il quarto mese di vita compiuto, c’è chi il quinto-sesto mese compiuto. In ogni caso, sembra universalmente accettato che non si debba iniziare prima dei quattro e non si debba posticipare dopo i sei.
Tale range temporale è motivato dalle modificazioni fisiologiche che il lattante sviluppa proprio in quel periodo, tra cui la maturazione del sistema-gastro-intestinale, lo sviluppo neuromuscolare, la maturazione renale e l’aumento di peso corporeo, che comporta la necessità di un maggior apporto calorico. L’importanza che ricopre lo svezzamento è riferita inoltre al percorso che il neonato intraprende verso la propria autonomia fisica e psichica.

Se è vero che inizialmente genitori inesperti possono provare una certa ansia nell’affrontare l’incognita del divezzamento, è importante ricordare che è il bambino il vero protagonista di questa delicata fase di sviluppo: per mesi si è infatti nutrito di latte, fluido e dolce, e il piacere di succhiare viene cancellato dall’impatto con uno strumento molto diverso, cioè il cucchiaino.
L’iniziale sgomento del neonato, seguito spesso dall’alternanza di netti rifiuti e di consensi entusiastici, non deve scoraggiare i genitori: senza fretta, si inizierà con dei piccoli assaggi, per esempio di frutta grattugiata o di omogeneizzati di frutta, che serviranno per avvicinarlo a questa nuova modalità di alimentarsi.

Gradualità e flessibilità sono forse le due parole chiave che meglio descrivono lo svezzamento. Dunque, all’inizio si proporrà sempre un alimento per volta e si aspetterà che il neonato si abitui; dopo qualche giorno, scongiurate anche eventuali intolleranze, si procederà ad aggiungere un nuovo cibo, aumentandone progressivamente le quantità. Inoltre vi saranno sempre proposte, mai obblighi, e si rispetteranno eventuali rifiuti da parte del lattante.

Con l’augurio di non scoraggiarvi durante i primi tentativi, ecco alcuni semplici suggerimenti per semplificare il momento dello svezzamento:

  • evitate di infilare nella bocca del lattante il cucchiaino in fondo alla bocca, perché si sentirebbe soffocare e lo obblighereste ad inghiottire di colpo, col rischio che tutto vada di traverso o venga inalato;
  • evitate di mettere la pappa sulla punta della lingua, poiché il bambino non riesce ancora a spingere bene il cibo in gola;
  • provate, invece, a tenere il cucchiaino fra le sue labbra e lasciate che il piccolo succhi la pappa: riuscirà ad inghiottirne un po’, ne apprezzerà il sapore e ne prenderà ancora;
  • mettete della buona musica di sottofondo, magari qualcosa di rilassante come la musica classica! Se sarete tranquilli voi, lo sarà anche il vostro bimbo!

Fonte:
Patrizia Pedrazzi, Piccolo manuale di educazione alimentare, Carocci Faber, Roma, 2005.

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