Social network: contributi di educatori e genitori

Written by on 6 giugno 2013 in Educazione - 1 Comment

Tre anni fa, incuriosita dalla rapidità e dal numero massiccio di iscritti sui social network decisi di approfondire l’aspetto (come argomento di tesi universitaria) ponendo maggiore attenzione ad una possibile relazione tra uso di Facebook e fattori di personalità.

Facebook

Iniziai con delle interviste e questionari ai giovani sull’uso di Facebook e dei social network in generale. Ho posto loro alcune semplici domande alle quali sono stati ben contenti di rispondere, visto che a questo argomento sono molto interessati e a scuola non ne parlavano mai con gli insegnanti. Alla base della mia inchiesta il desiderio di capire come i social network, Facebook in primis, cambino le abitudini, il modo di pensare, il modo di relazionarsi dei giovani di oggi. Le risposte che hanno dato i ragazzi fotografano abbastanza bene e in parte spiegano quello che sta succedendo alle giovani generazioni di nativi digitali. Premesso che i risultati del sondaggio sono del tutto opinabili, perchè frutto di un campione di giovani molto limitato, ciò che è emerso si può sintetizzare così:

  1. Gli adolescenti passano in media 2,00 – 4,00 ore al giorno sui social network ( oggi forse anche di più)
  2. I motivi principali per cui si entra in un social network sono:
    • per chattare
    • per condividere foto, filmati e frasi
    • per conoscere nuovi amici
    • Oggi (parlando e vivendo quotidianamente la rete dei social network) aggiungerei ai principali motivi: per giocare
  3. I social network aiutano ad avere e ad essere più amici, a fare conoscenze che poi diventano reali, a recuperare amici persi, ad essere più estroversi e meno timidi, ad aprirsi di più, aiutano ad essere più pazienti.
  4. I social network sono una fonte di informazione per ciò che avviene nel mondo, aiutano a conoscere i problemi dell’ambiente, della violenza e rende più consapevoli di ciò che ci circonda.

Ci rendiamo conto come l’uso dei social network diventa sempre più diffuso tra le giovani generazioni. Gli spazi vissuti non si limitano solo alla piazza del quartiere: negli ultimi anni nascono nuove piazze in cui i giovani e soprattutto i giovanissimi incontrano gli amici, condividono pensieri, comunicano le esperienze di ogni giorno. In principio fu la chat di Messenger che permetteva di creare dei blog; successivamente i social network si sono moltiplicati differenziandosi, a seconda delle funzioni, per tipologie di utenti (Facebook, Google+, Twitter, Linkedin, Netlog-per citarne alcuni tra i più utilizzati). Questi spazi si configurano quindi come dei luoghi di incontro virtuali che espandono la possibilità di comunicare, pubblicare immagini, condividere link, musica o video. Un numero sempre maggiore di adolescenti è convinto che i social network siano utili sia per mantenere il contatto con gli amici di sempre come con quelli lontani, sia per fare nuove conoscenze.

Di conseguenza, un educatore o un genitore che voglia camminare al fianco dei giovanissimi (ma anche giovani!) non può prescindere da questa dimensione comunicativa e relazionale: questo non vuol dire che ci si debba per forza iscrivere tutti a Facebook piuttosto che a Netlog ma bisogna provare ad osservare e interpretare uno stile comunicativo che è ormai entrato nelle abitudini delle giovani generazioni.

Una prima attenzione potrebbe essere quella di accompagnare i giovanissimi ad un uso consapevole della rete: spesso emerge che i giovani come i genitori non hanno sufficiente consapevolezza dei pericoli che si incontrano su internet. Le piazze virtuali, infatti, danno spesso occasione a malintenzionati di aprire fronti pericolosi di contatto.
Un aspetto piuttosto critico è quello della condivisione e diffusione di informazioni personali: la maggior parte dei giovani e adolescenti fornisce senza farsi troppe domande i propri dati online, incluse foto, anche a persone che conosce solo virtualmente, non conoscendo direttamente l’interlocutore. E questo accade perché molto spesso i ragazzi non si rendono conto delle conseguenze e dei rischi che possono correre se i loro dati finissero nelle mani sbagliate, dal furto d’identità all’adescamento vero e proprio. Bisognerebbe quindi evitare di condividere dati o riferimenti particolarmente sensibili come l’indirizzo, il numero di telefono, la scuola frequentata.

È bene quindi accompagnare i ragazzi ad una scelta delle informazioni personali da condividere e metterli in guardia dalle relazione con i cosiddetti falsi profili, ovvero persone che dichiarano un’età, sesso, identità diversi dalla realtà: è importante che si abbia sempre la sicurezza di sapere con chi ci si sta relazionando. Una possibile soluzione offerta da Facebook stesso, consiste nel collegare gli account di genitori e figli per consentire ai primi di tutelare la privacy e la sicurezza dei secondi. Si sta studiando infatti, un sistema che consenta anche agli under 13 di avere un profilo, limitato però dal controllo di mamma e papà.

Se è vero che la rete presenta alcuni pericoli per gli adolescenti, non si può negare che sia anche una grande opportunità di comunicazione che l’educatore può sfruttare per annodare sempre meglio la rete associativa. Sono uno strumento utile soprattutto per chi, per motivi di studio o lavoro, si trova distante dal proprio gruppo. La rete può diventare quindi l’occasione per ricordare gli appuntamenti, condividere il materiale o scambiarsi le impressioni sull’esperienza associativa. Quando poi l’educatore è particolarmente esperto nell’uso di questi strumenti, può anche sfruttare i social network per condividere dei link di interesse per il gruppo: dalle notizie di attualità alle varie iniziative, non c’è un canale che non sia valido per mettere in circolazione idee, proposte formative, input di riflessione!

L’ultimo aspetto su cui vorrei attirare la vostra attenzione e per me, quella più importante, è l’uso troppo frequente dei social network; purtroppo moltissimi giovani passano parecchie ore davanti al pc. Questa abitudine potrebbe confondere la rete virtuale con i rapporti tra amici. È importante che sia messa al centro la relazione personale diretta. Un’amicizia virtuale non potrà mai sostituire una chiacchierata con un amico, una partita di calcio, una gelato con i compagni di classe. Un rapporto costruito online, che definirei “a tempo” (perché quando sei stanco di un contatto basta spegnere il pc) è sicuramente più facile da gestire perché non è impegnativo, ma è meno umano e reale di un rapporto “ vis a vis”!

La sfida per l’educatore che vuole svolgere il suo servizio anche nei luoghi virtuali è allora quella di accompagnare i giovani e soprattutto i giovanissimi nel delicato passaggio che va dal contatto alla relazione; un percorso che valorizza gli spazi virtuali come strumento per ‘fare rete’ tra persone distanti ma non rinuncia in alcun modo alle relazioni che crescono, piuttosto che nelle piazze virtuali, in quelle delle nostre città. In più anche i genitori possono dare il loro contributo. Come?

  • Educare i figli ad utilizzare Internet e i social network con maggiore consapevolezza, evitando di condividere troppi dettagli personali;
  • Mantenersi aggiornati sul mondo della tecnologia e parlare coi propri figli delle loro esperienze nel mondo digitale;
  • Monitorare quello che accade nella vita digitale dei propri figli, per essere pronti a proteggerli dai rischi della rete e difendere la loro reputazione online.

Milena C.

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One Comment on "Social network: contributi di educatori e genitori"

  1. rosa angela fabio 10 giugno 2013 alle 14:58 · Rispondi

    sono proprio d’accordo sulle indicazioni da dare ai genitori e anche sui risultati della ricerca: non è solo la qualità dell’esposizione ai media, ma soprattutto la quantità a produrre una generazione di persone che tendono a essere passive … bisogna andare controcorrente con sistemi educativi adeguati

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