LIS: un arcobaleno di colori

Written by on 31 gennaio 2013 in Educazione - 1 Comment

Dietro la sigla LIS è racchiuso un mondo meraviglioso: il mondo della Lingua dei Segni Italiana. La LIS è la lingua della comunità sorda italiana; la maggior parte delle persone non udenti utilizza questa modalità comunicativa per esprimersi e per comprendere coloro che gli stanno accanto.
Ce ne parla Giorgia R., tata a Milano!

Non sono in verità molte le persone che conoscono approfonditamente la LIS: la maggior parte di queste la associa erroneamente ad un codice manuale di Italiano in grado di esprimere soltanto informazioni concrete, altri ancora sono convinti che non sia altro che l’Italiano trasmesso in segni e che esista una sola lingua dei segni usata universalmente, ma così non è.
La Lingua dei Segni Italiana in realtà per complessità ed espressività è paragonabile ad una vera e propria lingua parlata: ha una sua specifica struttura grammaticale che deve essere appresa per poter comunicare correttamente.
Mentre in italiano nel formulare frasi il più delle volte utilizziamo una struttura composta nell’ordine da Soggetto, Verbo, Oggetto (es. Io mangio la mela); la LIS predilige un tipo di struttura che in ordine presenta Soggetto, Oggetto, Verbo (es. Io mela mangio): il verbo si trova sempre alla fine del periodo.

La lingua dei segni non è universale: le persone nel mondo segnano lingue dei segni diverse, ad esempio in Inghilterra si utilizza la BSL (Lingua dei Segni Britannica), negli Stati Uniti la ASL (Lingua dei Segni Americana) e così via nei i vari Stati. Anche all’interno di un unico Stato si possono osservare differenze fra le varie città nel segnare le parole: per esempio a Milano una determinata parola si segna in un modo e la stessa parola a Roma si può segnare in maniera diversa, ma la struttura grammaticale sottostante è la stessa e con molta pratica ed esercizio si possono tranquillamente comprendere i segni nonostante le differenze.

La lingua dei segni si differenzia dalle lingue parlate perché invece di essere basata sull’udito, è basata sulla vista: è composta da precise forme delle mani, oltre che da precise espressioni facciali e movimenti corporei. Come qualsiasi altra lingua, la LIS è in grado di comunicare qualsiasi cosa, sia concreta che astratta, e qualsiasi stato emotivo: si può liberamente discutere di tutto, dagli argomenti inerenti le faccende quotidiane, a quelli relativi il lavoro, lo studio, la filosofia, la poesia, la matematica e molto altro ancora; la LIS è un mondo infinito e ci permette di entrare realmente in contatto con le persone.

I non udenti maturano una sensibilità tale da riuscire a comunicare le proprie emozioni in maniera molto più forte e “contagiosa” rispetto agli udenti: è molto semplice lasciarsi trascinare dai loro occhi dolci ed espressivi, perché riescono a trasmettere emozioni profonde che noi fatichiamo a liberare. Le persone sorde non hanno timore di mostrare ciò che provano, sono estremamente sincere: non ci sono tabù fra loro, comunicano molto liberamente di tutto e hanno un’ironia e una sagacia pungenti. Hanno affinato in maniera particolare il senso della vista e questo unito ad una enorme sensibilità e capacità di entrare in empatia con l’altro, permette loro di farsi un’idea delle persone che hanno di fronte, molto più rapidamente e concretamente di quanto riusciamo a fare noi udenti. Non esiste timidezza, anzi dimostrarsi timidi ed introversi viene quasi avvertito da loro come una sorta di rifiuto: la parola d’ordine nel momento in cui si entra a far parte della comunità sorda, è aprire il proprio cuore e la propria anima, non temere di lasciar uscir fuori tutte le emozioni e imparare a vivere in continuo contatto con gli altri.

Per i sordi è molto più forte che in noi l’idea di famiglia: la mia splendida insegnante Elisabetta, anche lei non udente, ripete continuamente a noi allievi, che è come se fossimo suoi figli: è stata in grado sin dall’inizio di farci sentire parte di una grande famiglia, cordiale, disponibile e attenta ai bisogni e al carattere di ognuno. Facendo parte di questo gruppo ti senti estremamente valorizzato come persona, senti che un semplice sguardo, l’impegno nel segnare e nel cercare di comunicare viene apprezzato in modo sorprendente dai non udenti.
Gli udenti quasi temono il contatto fisico, il guardarsi profondamente negli occhi, lo scrutare con attenzione i movimenti, l’abbigliamento, la fisicità di coloro che gli stanno vicino, mentre per i non udenti questo è fondamentale: è il loro personale modo per iniziare a “scoprire” le persone con cui hanno a che fare.

Proprio come accade per le lingue parlate, non si finisce mai di apprendere la LIS, ma già dopo qualche mese di lezione la soddisfazione nel comunicare tramite segni, è immensa. Si inizia con frasi elementari: è un cammino che parte da zero per poi crescere sempre più, per prima cosa si impara l’alfabeto, necessario per segnare i nomi propri, i nomi di paese o di altri elementi privi di segno specifico; poi si prende il via con semplici dialoghi che però in principio risultano essere molto complessi per noi udenti, abituati ad esprimerci in modo diverso: il più delle volte sbagliamo perché tendiamo ad utilizzare le strutture grammaticali italiane mentre segniamo. Spesso in italiano per esprimere un concetto semplice impieghiamo molte parole, mentre se lo traduciamo in LIS può essere sufficiente un solo segno!
La cosa fantastica di questo percorso, è che oltre ad imparare una nuova Lingua e ad entrare finalmente in contatto con persone ingiustamente discriminate, si fa un profondo lavoro su se stessi: si prende coscienza del proprio corpo, si impara ad accettare di essere dei piccoli puntini dell’immenso universo che hanno bisogno costante di rassicurazioni e sostegno, si cerca di accantonare l’emotività e ci si sforza di segnare davanti ai propri compagni e all’insegnante: motivo per imparare a volersi un po’ più di bene e ad avere più autostima di sé, perché tutti sbagliamo e nel momento in cui dobbiamo apprendere qualcosa, siamo tutti totalmente, meravigliosamente uguali!

Tramite l’apprendimento della LIS si impara ad essere un po’ meno chiusi in se stessi e si entra in contatto con chi ci sta accanto, fidandosi dei propri occhi, delle proprie mani, dell’energia che noi esseri umani anche solo con un sorriso possiamo trasmetterci a vicenda. Si comprende davvero che la “diversità” è un punto di forza e che il contatto fisico, visivo ed emozionale sono fondamentali per vivere. Si scopre che osservare una persona è un modo per renderla importante e per prenderla in considerazione e non il contrario, e che il nostro linguaggio corporeo ed espressivo sono una fonte preziosissima per trasmettere parte di noi stessi, sia che vengano utilizzati i segni, sia le parole.
La LIS esiste da quando esistono le persone sorde: è stata trasmessa da una generazione all’altra negli ambienti delle scuole residenziali, specialmente tramite la vita nei dormitori e anche quando in classe non era permesso segnare, bambini figli di genitori sordi, insegnanti e personale sordo, trasmettevano di nascosto la lingua dei segni agli altri studenti.
Sin dal tardo ‘800 purtroppo le persone sorde sono sempre state scoraggiate ad usare la lingua dei segni, spesso gli educatori ritenevano che l’unico modo che avevano i sordi per inserirsi era tramite l’apprendimento della lingua parlata e della lettura labiale, che poteva avvenire solo bandendo dall’educazione la lingua dei segni. Nonostante i numerosi tentativi per scoraggiare l’utilizzo della lingua sorda, però la comunità dei non udenti continua a prediligere l’uso della LIS, ritenendola la sua lingua naturale, capace di riflettere i suoi valori culturali e il suo patrimonio di tradizioni.

Le persone sorde non considerano affatto l’uso dei segni un handicap, ma anzi il metodo migliore per comunicare e ciò non toglie che possano comunque studiare poi l’italiano e stare a contatto con persone udenti, dentro e fuori scuole ed università, alle quali possono accedere liberamente, anche grazie all’aiuto di interpreti e assistenti alla comunicazione. Tutt’oggi i non udenti consigliano ai genitori di bambini sordi di far apprendere ai piccoli sin dai primi tempi la LIS e di apprenderla a loro volta, nel caso non la conoscano già: questo è fondamentale per far sì che il bambino sviluppi correttamente le funzioni psico- fisiche e che possa comunicare e comprendere bene. Per lungo tempo i sordi sono stati una minoranza “invisibile”, perché nonostante all’interno la loro comunità fosse intellettualmente attiva, faticavano a portare all’esterno il proprio contributo culturale e sociale e così hanno finito per auto emarginarsi; il motivo era dovuto al fatto che avevano una voce poco comprensibile o dovevano comunicare con più persone e ciò provocava loro grandi difficoltà, o ancora, perché non erano esperti nella lettura labiale, estremamente ostica e generatrice di ambiguità. Attualmente però le cose sono cambiate e i sordi vedono finalmente riconosciuti i loro diritti, grazie alla ricerca scientifica, alle mutate condizioni sociali, culturali e politiche del Paese e alla maggior consapevolezza delle persone sorde di far parte di una minoranza linguistica.

La LIS è espressione di un mondo meraviglioso e colorato e così anche tutti coloro che la utilizzano per comunicare ogni giorno. Impararla cambia completamente la vita di una persona in positivo: finalmente ti senti parte di una comunità coesa, attiva, motivata ed estremamente aperta ad accogliere nuove persone, interessate a scoprire la bellezza della LIS e della Cultura Sorda.

Giorgia R.

Foto by daveynin

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One Comment on "LIS: un arcobaleno di colori"

  1. angela 31 gennaio 2013 alle 13:51 · Rispondi

    concordo con Giorgia, peccato solo che lo Stato faccia poco!

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