Piccoli Mozart crescono

Written by on 17 gennaio 2013 in Educazione - No comments

In generale la musica, è noto, porta moltissimi benefici, influisce sul battito cardiaco, la pressione sanguigna, la respirazione, il livello di alcuni ormoni, in particolare quello dello stress, e le endorfine.
Ma come fare a capire se un bambino è interessato davvero alla musica o ad uno strumento in particolare?
Ascoltiamo cosa ci dice Lucia E. S., tata e tagesmutter a Roma!

La musica è stata anche utilizzata nelle sale parto. Le madri che ne hanno beneficiato hanno richiesto una somministrazione ridotta di farmaci anti-dolorifici durante il travaglio, perché la musica ha indotto la visualizzazione di immagini positive ed il rilassamento, favorendo altresì la dilatazione della cervice ed il posizionamento corretto del bambino.
C’è chi consiglia di far ascoltare la musica classica ai neonati perché ha dei benefici sulla memoria e l’apprendimento, in quanto favorisce la concentrazione e migliora la produttività.
La musica di Mozart in particolare favorisce le attività cerebrali complesse come lo studio, la pratica della matematica ed il gioco degli scacchi, migliora la percezione spazio-temporale, consente di esprimersi più chiaramente e induce un senso di calma.
Inoltre migliora l’umore ed secondo alcuni studi i bambini che vanno a lezione di musica presentano una crescita superiore del Q.I. rispetto alle altre attività extrascolastiche, che comunque danno un buon contributo allo sviluppo dell’intelligenza.

Ma come fare avvicinare i bambini ad uno strumento?
Come capire se vostro figlio ha una naturale predisposizione alla musica o come comportarsi se dice di voler suonare uno strumento?

Per quanto mi riguarda, la prima volta che ho visto arrivare a casa il mio pianoforte avevo 7 anni, mi sembrava immenso ed io mi sentivo piccina piccina, ma di certo ero emozionatissima.
Dopo aver passato un primo mese a prendere lezioni private ed a esercitarmi sul tavolo di casa, i miei genitori, dopo aver parlato con l’insegnante riguardo le mie attitudini musicali, avevano deciso di acquistare il pianoforte.
In questo modo mi avevano fatto un grandissimo regalo in quanto, essendo una bambina molto sensibile ed emotiva, il pianoforte mi permetteva di esprimermi a tal punto che mia madre capiva se ero triste o meno da come mi esercitavo sui pezzi che studiavo.
Non ricordo bene come ho iniziato a suonare, ma ricordo le sensazioni di stupore e meraviglia che provavo quando toccavo il pianoforte.
Ancora oggi per me è altamente evocativo ed è la mia valvola di sfogo preferita!

Credo che il modo migliore per avvicinare i vostri bimbi alla musica o ad uno strumento sia quello di farglielo provare sul serio.
Non c’è un’età precisa per cominciare perché dipende dal bambino, ma l’ideale può essere dai 6 anni in su.
La scuola può essere un buon inizio, spesso vengono organizzate attività musicali di gruppo dove i bambini si possono accostare agli strumenti e sceglierne uno diverso al giorno. In questo modo il bambino può dirvi con quale strumento si sente più a suo agio, per forma, suono, dimensione, difficoltà. E da lì potete prendere il via chiedendogli se gli piacerebbe suonare più spesso e magari prendendo qualche lezione da un maestro di musica.

Se la scuola non vi aiuta in tal senso potete provare nelle scuole private di musica, magari ci saranno degli insegnanti che vi sapranno consigliare sullo strumento più adatto.
Magari alcune mamme già sanno quale strumento sia più adatto per il proprio bimbo, magari se ne sono accorte osservandolo mentre gioca con i giocattoli a casa o invece è il bambino stesso che chiede di poter suonare la chitarra o la pianola perché il compagno di banco lo fa già da tempo.
Ad ogni modo solo la pratica può darvi conferme o smentite, quindi fatelo cimentare con la batteria, la tromba, il mandolino o il pianoforte. Armatevi di santa pazienza e fatelo provare, fatelo strimpellare con qualunque strumento!

Ma non siate insistenti, potrà succedere che il bambino ad un certo punto vi dica di non volere più saperne. Magari l’insegnante lo ha ripreso durante la lezione e si è sentito inadeguato, oppure non trova più piacere nello studio perché lo trova troppo faticoso.
In realtà studiare musica è molto faticoso perché per ottenere dei validi risultati bisogna essere costanti, appena si rallenta con il ritmo di studio si regredisce anche nei progressi fatti.
Il trucco è trovare il modo di farlo studiare senza farglielo pesare, quindi trovare gli strumenti giusti e sopratutto l’insegnante più adatto, sono la cosa migliore da fare.

Incoraggiatelo sempre, dimostratevi interessati anche se mentre suona sbaglia, non tendete a fargli notare che ha sbagliato, se l’insegnante è bravo e sa fare il suo mestiere, il bambino imparerà a correggersi da solo.
C’è una sottile e rigida disciplina nella musica che lega l’allievo al maestro, non intromettetevi in questo legame.
Vedrete come questo studio disciplinato avrà la meglio anche nel rendimento scolastico, perché la forma mentis che si plasmerà sullo studio della musica tenderà ad applicarsi in maniera del tutto naturale anche nello studio a scuola.

La parte più “noiosa” della musica, ma anche quella indispensabile, è il solfeggio.
Se il vostro piccolo Mozart vi dice che non gli piace, lo studia controvoglia, lo trova inutile fategli capire la sua utilità! Spiegategli che il solfeggio è il saper leggere la musica: più velocemente imparerà a solfeggiare altrettanto velocemente potrà suonare perché non avrà difficoltà a leggere le note sul pentagramma.
Fategli capire che è necessario e nel caso confrontatevi anche con l’insegnante che dovrà fare la sua parte per rendergli più “digeribile” il solfeggio!

Dopo un paio di mesi di lezioni, con l’aiuto dell’insegnante di musica che potrà darvi la certezza, potrete capire se il vostro bimbo è felice di andare a lezione e potrete notare i suoi progressi e la possibilità di continuare negli studi. Inoltre, credo che prima di fargli intraprendere una vera e propria carriera da musicista, debbano passare diversi anni di lezioni continuative.

E se dopo anni di studio vorrà abbandonare gli studi musicali, non temete, quasi certamente è una fase, magari col tempo ritornerà sui suoi passi.
Ma una cosa è certa: la musica non abbandonerà mai vostro figlio ma la porterà dentro sempre come eco molto forte che continuerà a ricordare per il resto della sua vita.
Questa è la vera forza della musica.

Lucia E. S.

Foto by c r z

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