Il mondo oltre le parole

Written by on 29 novembre 2012 in Educazione - 1 Comment

Oggi affrontiamo un tema molto delicato: la sordità.
Ce ne parla Micaela, pedagogista e formatrice in provincia di Salerno.

La sordità è quella condizione fisica che rende difficoltoso o impossibile usare il senso dell’udito, vale a dire ascoltare parole e suoni.
Se la sordità è profonda, può determinare in modo considerevole delle difficoltà legate alle modalità della persona sorda di relazionarsi con il contesto, in modo particolare quando deve relazionarsi con il mondo udente.

La sordità può sopraggiungere in qualsiasi momento:

  • prima della nascita, definita “prenatale” (origine ereditaria, virale, tossica, ecc.);
  • alla nascita, detta “perinatale” (per asfissia, ittero, ecc.);
  • nei primi mesi di vita, definita “postnatale” (per meningite, ecc.);
  • nel corso degli anni (per trauma cranico, intossicazioni, forme virali, presbiacusia, ecc.).

La persona sorda profonda dalla nascita, o divenuta tale prima dell’acquisizione della lingua, viene detta “sordo prelinguistico” (preverbale o prelinguale). A questo proposito, secondo gli studi condotti dalla Maragna: “in questi tipi di sordità il bambino impara a parlare solo se viene sottoposto a una terapia logopedica” (Maragna, 2000). Il sordo prelinguistico, infatti, deve imparare a parlare senza poter contare sulla voce di chi gli sta intorno né sul ricordo della propria voce.

La persona che diventa sorda dopo l’apprendimento della lingua madre, definita postlinguistica, invece, ha una traccia mnemonica dell’oralità (anche se non è più in grado di controllare direttamente la propria pronuncia); conserva pressoché inalterato il proprio patrimonio linguistico; ciò che viene compromessa, se non vengono presi opportuni provvedimenti, è la comunicazione verbale, con inevitabili conseguenze sul piano sociale e psicologico (Del Bo e Cippone De Filippis 1978, Maragna 2000).
Occorre qui precisare che il bambino diventato sordo verso i 3/4 anni (sordità periverbale) perde quasi completamente il linguaggio se non viene tempestivamente protesizzato.

Le persone sorde fin da piccole si esprimono in forma naturale con la lingua dei segni: mancando il canale uditivo quale mezzo comunicativo, rimane disponibile unicamente il canale visuale.
La sordità prelinguistica, meno comune, condiziona la comprensione delle strutture sintattiche del linguaggio orale, aumenta la difficoltà della corretta pronuncia delle parole, ecc. Nonostante ció, la maggioranza di questi problemi si possono attenuare con una precoce educazione bilingue (lingua orale e lingua dei segni).

Nei confronti delle persone sorde, come di altre disabilità, sopravvivono numerosi pregiudizi, di carattere storico-culturale, che vanno a costituire degli ostacoli tra la persona sorda e il mondo degli udenti. Uno dei pregiudizi più antichi e diffuso è quello di identificare il sordo con il muto.
Per fortuna oggi, almeno la legislazione non ricorre più alla terminologia che etichetta il sordo come “sordomuto”, ma si è adeguata: la definizione corretta utilizzata è “sordo”.

Altro erroneo pregiudizio è quello che considera la persona sorda come una persona che non può avere una vita relazionale, affettiva e sociale nella norma.
A torto si ritiene, ancora, che in un sordo non si abbia una maturazione dei processi astratti più complessi, in quanto non riconducibili ad esperienze concrete; la persona sorda, quindi rimarrebbe così legate ai dati percettivi. Per tale motivo molti ritengono che una persona sorda non possa seguire certi studi “elevati”. È vero l’esatto contrario: oggi anche i sordi frequentano licei e accedono a tutti i Corsi di Laurea, tra cui le Facoltà umanistiche.

Per superare gli ostacoli posti da questi erronei pregiudizi, occorre promuovere una cultura della tolleranza, prendere coscienza sia delle difficoltà che delle potenzialità di chi presenta una disabilità sensoriale.
Occorre riconoscere innanzitutto di trovarsi di fronte ad una persona, con i propri vissuti emotivi ed affettivi, con proprie aspettative di vita, con storie personali differenti ed uniche, insomma si è di fronte ad una persona!

La personalità di ognuno è irrepetibile e unica. Il considerare il sordo con le sue potenzialità e i suoi limiti, valorizzandone bisogni e capacità, è il punto di partenza necessario per mettere in atto strategie comunicative, relazionali, emotive e affettive al fine di promuovere un’interazione interpersonale positiva con il mondo degli udenti. Solo in questo contesto può svilupparsi l’acquisizione dell’autonomia accompagnata all’autostima individuale.
Per ridurre al minimo gli svantaggi per una persona sorda, occorrerebbe impegnarsi in primis, ma non solo, nell’abbattimento delle barriere comunicative, in modo reciproco, tramite l’impiego della Lingua dei Segni laddove possibile o con l’assunzione di alcuni comportamenti che facilitino alle persone sorde la comprensione del nostro interloquire.

A cura di Micaela Desiderio Vigorito, pedagogista e formatrice

Foto by gemsling

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