Un aiuto che vale tanto

Written by on 2 luglio 2012 in Educazione - 4 Comments

Intorno a noi c’è una fetta impressionante di umanità che ha bisogno di aiuto. Per questo motivo, oggi diamo spazio all’esperienza di Maria Pia e all’adozione a distanza:

“In una grigia mattina d’ inverno…”
Molte storie iniziano così e così inizia anche la mia storia con Mtiliza, la bambina “adottata a distanza” tramite Actionaid.

Quella mattina, dunque, era tutto grigio, dentro e fuori di me; mi annoiavo in una sala prof deserta sfogliando riviste e brochure per passare il tempo: la solita vacanza all’ estero per gli studenti, la solita proposta di viaggi e turismo scontati per docenti, il solito bambino nero seminudo con la solita scodella di riso, il solito catalogo per scegliere i libri di testo, il solito invito ad un convegno … aspetta un po’, il “solito bambino nero seminudo con la solita scodella di riso” ? e cosa ci fa tanta povertà in mezzo a viaggi, turismo, convegni, insomma “roba da ricchi” ????

Riprendo la brochure con il bambino nero che mi guarda sorridente con i suoi occhioni neri e comincio a leggere la pubblicità: garantire il futuro ad un bambino al prezzo di un caffè al giorno. Per curiosità faccio un rapido conto: prendo 2-3 caffè al giorno a scuola per un totale mensile di più di 30€.

Strana sensazione… 30€ solo di caffè per una pausa lavorativa, 30€ a un bambino “in adozione” in un paese povero viene garantito il diritto al cibo, alle cure mediche, all’ istruzione. Mi vergogno un po’, forse potrei rinunciare a qualche caffè e fare qualcosa per uno di quei bambini.

Presa da un senso di rimorso misto ad entusiasmo ho inviato la cartolina pensando che fosse tutta un’ altra cosa. Pensavo infatti che veramente avessi avuto in custodia un bambino, potergli telefonare, inviargli regali e, forse, andarlo a trovare anche in capo al mondo (allora ero single e non dovevo dar conto a nessuno).

 Qualche dubbio mi è venuto quando mi è arrivata una foto di una bambina dal Guatemala e un fascicolo con diverse informazioni: informazioni sulla bambina (età, situazione familiare,sanitaria, scolastica ecc) e informazioni su una specie di “codice” da rispettare. Questo “codice” prevedeva comunicazioni con la bambina intermediate da un operatore, divieto assoluto di inviare regali alla bambina personalmente, divieto di andarla a trovare se non con accordi specifici con l’ associazione e soprattutto divieto di chiedere di portare la bambina in Italia almeno per una vacanza.

Ovviamente la mia prima reazione è stata quella di strappare tutto e odiare l’ Associazione reputandola falsa e a scopo di lucro.
Non sono una persona impulsiva, anzi…. e come succede sempre per prendere decisioni importanti mi sono ripromessa di pensarci l’ indomani perché sono convinta che la notte porti consiglio.

Infatti…..

 Il giorno dopo ho riletto con calma tutta la documentazione e ho iniziato a pensare che in fondo in fondo, ma proprio in fondo, l’ Associazione aveva ragione: la foto della bambina è simbolica, i soldi vanno a quel gruppo di bambini in quella parte del mondo, in quel villaggio e non può essere che fra bambini tanto poveri ci sia qualcuno “adottato” fortunato e magari un fratellino che stenta a vivere. Inoltre pensare di poter portare un bambino in Italia perché qui starebbe meglio, sarebbe egoismo allo stato puro in quanto per soddisfare un mio desiderio avrei strappato un bambino alla sua terra, alle sue tradizioni e anche alla sua famiglia.

Mi sono decisa e ho fatto il primo versamento, consapevole che quella cifra sarebbe stata divisa a metà per i bisogni dei bambini di quel villaggio, l’ altra metà all’ Associazione e alle sue spese per mantenere quei centri così lontani e, perché no, un pensiero è andato anche ai volontari che tanto si prodigano per quei bambini.

 Ora sono contenta: 1-2 volte l’ anno mi arriva la foto e la letterina della bambina (è la seconda bambina che “adotto”), con i suoi disegni e con la lettera (manoscritta, e questo è importante) dell’ operatore che mi informa sui progressi della bambina, sui sogni che fa e su qualche episodio che le è successo.

Seguo la bambina con attenzione, forse lei non saprà mai che dall’ altra parte del mondo c’è una persona che, attraverso una foto o un disegno, sta pensando a lei; io invece so che lei esiste e che ha qualche opportunità in più nella vita grazie a chi “a distanza” le vuole bene.

 30 € mensili non sono nulla per me che vivo comunque con uno stipendio da insegnante precaria, ma sapendo che possono servire a qualcun altro mi rende orgogliosa.

 Non bisognerebbe mai guardare solo a chi ci sta davanti nella scala sociale, ma giriamoci e guardiamoci spesso indietro; c’è una fetta impressionante di umanità che ha bisogno di aiuto. Questo pensiero mi aiuta in “quelle grigie mattine” facendomi recuperare tutto il coraggio per vivere, ringraziando Dio e continuando il mio cammino cercando, quando possibile, di spianare la strada a chi è alle mie spalle.

“Se un uomo ha fame non regalargli un pesce, ma insegnagli a pescare. Solo così non lo avrai sfamato per un giorno, ma per sempre”.
Proverbio cinese

Maria Pia

Foto by cajean2

4 Comments on "Un aiuto che vale tanto"

  1. Eva 9 luglio 2012 alle 16:03 · Rispondi

    Storia impressionante, mi ha fatto venire i brividi. Purtroppo la maggior parte del mondo è costretta a sopravvivere e non a vivere. Non ha cibo ma, ancora più importante, non ha acqua. Il mio sogno era quello di diventare medico per poi recarmi in luoghi disagiati ed aiutare le persone malate e bisognose ma, purtroppo, con i test d’ingresso che vengono fatti oggigiorno, non ci sono riuscita. Ora sto studiando per diventare educatrice e spero di aiutare lo stesso molte persone perchè, anche se abbiamo i soldi, il cibo e l’acqua, spesso ci manca la cosa più importante: l’amore.

  2. Beatrice Basile 9 luglio 2012 alle 22:44 · Rispondi

    Bellissima storia Maria Pia, commovente e piena di vita, cosa c’è di più bello nel sapere che grazie al tuo aiuto alcuni bambini hanno cibo e cure mediche ma sopratutto il tuo amore, sicuramente li vorresti avere li con te anche solo per pochi giorni ma sei felice lo stesso grazie agli operatori che ti comunicano che stanno bene, e vieni a conoscenza tramite lettere e disegni dei loro sogni e di tutto ciò che gli accade …molti dovrebbero prendere la tua stessa decisione perchè un caffè al giorno può essere evitato mentre la vita di un bambino no e va salvata finchè in tempo!!!!!!!!!
    Eva anche io come te sogno di diventare medico ed anche io spero un giorno di potermi recare in questi luoghi dov’è la miseria a regnare, dove spesso non si conosce cos’è la felicità. Queste persone e bambini hanno bisogno oltre che di cure mediche di tanto tanto affetto e amore, a volte un semplice abbraccio può loro cambiargli la vita !!!

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