Una tata con il naso rosso

Written by on 11 giugno 2012 in Educazione - 1 Comment

Si dice che servano settantadue muscoli per fare il broncio e solo dodici per sorridere…sarà vero? Oggi Sara ci racconta cosa vuol dire essere un clowndottore: disponibilità, umorismo, improvvisazione e tanto altro ancora!


Dopo anni di (disparate) attività dietro il camice da clown-dottore posso confermare che sorridere è meno faticoso di arrabbiarsi e che portare sorrisi non è solo uno strumento di volontariato, ma anche una preziosa occasione di arricchimento personale.

È impossibile parlare di clownterapia senza pensare a quel buffo personaggio di Patch Adams, protagonista dell’omonimo film che ha portato alla ribalta, alla fine degli anni Novanta, l’approccio olistico alle cure mediche tramite la comicoterapia. Studi scientifici hanno dimostrato che applicare i principi della gelotologia (disciplina che studia il fenomeno del ridere in funzione delle sue potenzialità terapeutiche) permette di ridurre lo stress, migliora la capacità di sopportare il dolore fisico, induce miglioramenti nelle relazioni interpersonali e accelera il superamento dei traumi da shock.

Tutti questi dati empirici hanno il pregio di conferire serietà e autorevolezza alla clownterapia, ma a volte sembrano incasellarla in un ambito esclusivamente terapeutico, che la fa sembrare un’attività molto seria e principalmente radicata nel contesto ospedaliero….non è così, o meglio non è solo così: a noi clown piace dire che “ridere è una cosa seria”, ma c’è tutto un universo di dinamiche impreviste e imprevedibili che nessuno studio scientifico sarà mai in grado di esplicitare fino in fondo.

Ed è proprio per questo che sono qui, per raccontare concretamente cosa significa essere un clowndottore nel quotidiano e come un semplice naso rosso possa davvero fare la differenza. La mia esperienza parte ormai da lontano, quando io e la clownterapia ci siamo incontrate nel momento più difficile della mia vita: dopo un lutto molto grave, ho sentito la necessità di ribaltare tutto, cambiando città e abitudini, per poter incanalare la mia rabbia in maniera costruttiva; ho deciso di trasferirmi a Biella -dove avevo già felicemente vissuto in precedenza- e, con il tessuto relazionale della mia vita da ricostruire (lontana dalla mia famiglia e dai miei amici storici) ho scelto il volontariato come forma di socializzazione. E cosa c’è di meglio dell’allegria che aleggia in un gruppo di clown assolutamente folli, rumorosi e disorganizzati…?

La mia avventura con il naso rosso è iniziata così, con qualche timore e grande entusiasmo, senza sapere esattamente dove sarei arrivata con questa lunga strada costellata di seminari e corsi. Ho intrapreso la mia formazione clown all’interno della FEDERAZIONE NAZIONALE CLOWNDOTTORI, a cui aderisce la mia associazione IL NASO IN TASCA in qualità di socio fondatore; prima di diventare ufficialmente la Dottoressa Brillina, c’è stato un percorso lungo circa undici mesi, tra week-end intensivi di laboratorio, sessioni di lavoro con la nostra psicoterapeuta e partecipazione alle attività della Federazione: fino a quel 13 gennaio, che difficilmente dimenticherò, in cui per la prima volta ho indossato il camice e dipinto il mio naso con un pallino rosso, per il primo turno del tirocinio in ospedale. Da lì in poi, ne sono successe talmente tante che non so neanche da che parte iniziare a raccontarle!

Come associazione, svolgiamo tantissime attività in ambiti diversi, per portare il più possibile il sorriso nei contesti difficili in cui la sofferenza fa da padrona; andiamo negli ospedali -nei reparti di Pediatria, Geriatria, Traumatologia, Chirurgia, Chirurgia Cardiovascolare, Riabilitazione- nelle case di riposo, nelle comunità per disabili e partecipiamo a iniziative di sostegno della salute mentale, oltre a offrire il nostro sostegno in situazioni di calamità naturale (come il terremoto di Abruzzo e, recentemente, la popolazione colpita in Emilia-Romagna); abbiamo un occhio di riguardo per i bambini, tramite interventi nelle scuole materne/elementari e collaborando con la Neuropsichiatria Infantile della nostra città, e organizziamo due volte all’anno una vera e propria “Città della Gioia” dove i bimbi posso divertirsi insieme a noi. Oltre a ridere, ci piace anche stare in compagnia di altri nasi rossi in giro per l’Italia: partecipiamo infatti alla Fiera “Fa’ la cosa giusta” a Milano, al Clown & Clown Festival di Monte San Giusto e al Raduno Nazionale di Ridere per Vivere (altra federazione italiana di clowndottori).

La dottoressa Brillina è il mio alter-ego clown e ormai non riesco più a sbarazzarmene, anche quando tolgo camice, naso rosso e tutto il resto. Essere clowndottore significa mettersi continuamente in gioco, saper reagire agli imprevisti, aguzzare le doti di improvvisazione e creatività, avere la capacità di lavorare in condizioni di stress emotivo.

Ormai Sara e Brillina vanno a braccetto tutti i giorni, e questo connubio è ancora più solido quando mi trovo con i bambini, che con la loro spontaneità e irriverenza mi costringono a essere giocherellona e con il sorriso stampato in faccia, sempre pronta all’imprevisto che –è inevitabile- si annida dietro l’angolo. Essere una tata (e un’animatrice) è un’opportunità impagabile per non dimenticare mai i fondamenti della clownterapia, come la necessità di ascoltare le esigenze della persona con cui si è in contatto, anche se non è sempre in grado di esplicitarle in maniera strutturata; oppure poter rompere gli schemi e ribaltare i ruoli, divertendosi in maniera sfrenata come se fossi io la bambina, e non l’educatrice. E non ultimo, è una grande occasione per poter creare relazioni empatiche tramite gesti semplici come l’accudimento, la condivisione di un gioco, la complicità che si scatena da una risata fatta insieme. Tutto questo –e non solo!- può felicemente confluire in un sola esperienza di baby sitter e clowndottore, “un essere speciale che riesce a mediare dentro e fuori i confini, pronto a mostrare la sua follia senza pudori; un clown che si sporca le mani e la faccia e tutto quello che c’è da sporcarsi, pronto a giocarsela nel momento in cui viene richiesta la sua presenza per cullare, giocare, amare, consolare e molto altro ancora.” [Alessandra Pierattelli, IL GIARDINO DEI FIORI D’ASFALTO]

Sara

One Comment on "Una tata con il naso rosso"

  1. Valentina Miglietta 25 giugno 2012 alle 18:17 · Rispondi

    Buongiorno mi chiamo Valentina,
    sono credo da sempre stata entusiasta dalla clownterapia e adesso lo sono ancora di più dopo aver letto queste parole piene d’amore, affetto, grinta, coraggio e anche un poco malinconiche…sono decisa a voler intraprendere questo lungo percorso, forse dalla voglia e dal bisogno di poter regalare un sorriso a chi ha davvero bisogno, perché un sorriso come si dice Di Pancia non deve mai essere negato a nessuno, an
    zi….mi piacerebbe poter ricevere informazioni su come potermi muovere, ho davvero la gioia la di poterlo fare con tanta passione e Amore! Vi prego di contattarmi, con Affetto Valentina

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