Il gioco: la sua importanza e le sue caratteristiche

Written by on 8 febbraio 2012 in Educazione - 5 Comments

Oggi vi presento Saratata, baby sitter e aiuto compiti a Lucca, che ha partecipato al nostro contest inviandoci il suo articolo, in cui si è cimentata come scrittrice …e direi con buoni risultati. Con il suo articolo, Sara si è aggiudicata l’account Tata Pro che le permette di avere maggiore rilevanza nei risultati della ricerca, aumentare la possibilità di essere contattata ed inserire nel suo profilo i propri contatti facebook, linkedIn, twitter e sito web. Buona lettura e buon gioco a tutti!

Cos’è un Gioco?

“Non esiste alcun modello di agire umano che di per sé, sulla base della sua descrizione fisica, costituisca un’attività ricreativa: soltanto un contesto sociale e l’assegnazione culturale di un significato può farlo percepire come tale” (Arcangeli, Passatempi rinascimentali, 2004)

Non esistono dunque dei modelli predefiniti di gioco, tutto può essere gioco, niente può essere gioco. E’ il contesto che definisce se un’azione è un gioco oppure no. In questo modo con un po’ di fantasia, tutto può essere trasformato in attività ricreativa: dal sistemare la cameretta, rendendola ad esempio una gara a chi mette a posto più cose; allo studiare fingendosi una maestra che spiega a una classe immaginaria.

Quand’è che un gioco, invece, si trasforma in una semplice attività ludica condizionata? Quando non rispetta le caratteristiche fondamentali di essere Divertente e Ricreativo. Un gioco deve dare la possibilità al bambino di vertere (di-vertente), di volgere lo sguardo altrove, per vedere cose diverse; e di creare (ri-creativo) cose nuove in maniera diversa.
Non pensiate che parlare di caratteristiche del gioco sia in contraddizione con quanto affermato prima (tutto può essere gioco). Infatti, queste due caratteristiche, sono in perfetto accordo con l’idea che ogni attività può essere trasformata in attività ricreativa; proprio nel momento in cui il bambino vede un’azione banale (come sistemare la cameretta) come un gioco, mette in atto le caratteristiche di attività che crea e che permette di vedere cose diverse. E’ molto importante, quindi, stimolare il bambino nella trasformazione di attività apparentemente noiose, in attività divertenti e ricreative.

Vediamo ora i caratteri che la nostra cultura attribuisce in genere al Gioco.
Buonismo
Regolamentarismo
Semplicismo

Tali caratteri portano alla formazione di un pensiero triangolare condizionato.
Per quanto riguarda il tema del buonismo possiamo ben notare come l’imperativo di ogni gioco sia: “dobbiamo essere buoni!”.
Guai quindi a spintoni, litigi, parolacce.. secondo la nostra cultura i bambini devono essere costantemente protetti durante il gioco, sia attraverso il controllo degli adulti, che la costruzione di luoghi precisi predisposti per il gioco. Tuttavia questa è una tendenza solo della nostra società. Nei giochi classici della tradizione infantile la violenza era spesso al centro del gioco. Ma questa era una violenza che insegnava a conoscere la propria aggressività e a saperla gestire.

Un esempio è “Il gioco del chiodo” risalente al IV secolo d.C.
Ci sono tre giocatori con tre diversi ruoli: aggressore, vittima, difensore. A rotazione un bambino attacca, per poi essere attaccato, per poi difendere la vittima. Con questa circolarità, chi è stato violento subisce violenza e difende il debole. In questo modo il bambino impara a conoscere la violenza ma senza vederla come un qualcosa di positivo, perché sa che se sarà eccessivamente aggressivo, poi subirà la stessa cosa. Impara così a gestire la propria aggressività.

Un’altra caratteristica del gioco nella nostra società è quella del regolamentarismo. Si ha infatti la tendenza a far prevalere il mantenimento delle regole sull’autonomia dei giocatori e il rispetto delle regole viene fatto controllare da qualcuno di esterno al gioco. Non ci può essere gioco senza regole. Con autonomia del giocatore non si intende il “lasciar fare”, ma il passaggio da regole esterne dettate da altri, a regole interne, accettate e autonomamente rispettate. L’adulto in questo caso si limiterebbe a favorire questa trasformazione.

Si ha poi il semplicismo, cioè la tendenza a rendere “pulite” le difficoltà (anche di pensiero) nel gioco. Gli ostacoli fisici vengono tolti e le differenze tra i giocatori livellate. Si tende a standardizzare i giochi per omologare ogni cosa e rendere tutti uguali (e necessariamente più obbedienti). Si parla, quindi, quasi sempre di giochi simmetrici e quasi mai di giochi dissimmetrici (nei quali cioè i giocatori si trovano a confrontarsi in condizioni di disparità). Per trovare giochi dissimmetrici bisogna guardare ai giochi di tradizione (es. nascondino).

Un’altra caratteristica dei giochi nella nostra cultura è che si gioca sempre, o quasi, per vincere. L’obiettivo della maggior parte dei giochi (acchiappino, nascondino, giochi da tavolo..) è quello di battere l’avversario. Nell’antichità esistevano anche giochi in cui già da subito si sapeva chi avrebbe vinto e chi perso, ma nonostante questo si giocava per il puro piacere di giocare.
Un esempio è il gioco de “La tigre e i sette leopardi”. Si gioca in due, un giocatore muove la “tigre” e l’altro i sette “leopardi”.
Su di un triangolo disegnato viene disposta la tigre sul vertice in alto, e i leopardi sui lati e sugli altri vertici. Lo scopo dei leopardi è quello di accerchiare la tigre, e quello della tigre di “mangiare” (saltando la pedina come nella dama) almeno 4 leopardi. La tigre perde nel 100% dei casi.

In un epoca in cui i giochi sono tutti preimpostati e spesso “tecnologizzati”, è importante stimolare i bambini all’inventiva, alla fantasia. E’ attraverso il gioco che il bambino impara a conoscere se stesso, le proprie capacità, i propri limiti, a conoscere gli altri e il rapporto con gli altri. Diamogli quindi la possibilità di farlo attraverso giochi stimolanti e lasciamo da parte per un po’ videogiochi e tv.

E perché non essere proprio noi tate a portare un po’ di fantasia a questi bimbi tanto belli??

Sara M.

Fonti: lezioni professor Staccioli su “Metodologie del gioco e dell’animazione”. Unifi- Facoltà di Scienze della Formazione

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