Lasciamolo disegnare

Written by on 22 dicembre 2011 in Educazione - 2 Comments

Oggi diamo voce a Laura, educatrice di Loreto, iscritta su Oltre Tata, che ci parla del disegno e del significato che ha per i bambini.

Per noi adulti, genitori, educatori, molto spesso il disegno di un bambino, che non sa ancora esprimersi verbalmente e comunicare le sue emozioni, non è altro che un insieme di scarabocchi.  Per il bambino, invece, il disegno è un mezzo per esprimere se stesso, i suoi bisogni, le sue paure, ma soprattutto ci fa capire le sue relazioni con l’oggetto rappresentato.
Il bambino fin da piccolo ha un forte interesse per le immagini che, diversamente dal gioco e dall’imitazione che permettono al bambino di rievocare situazioni già vissute, lo mette indirettamente a contatto con realtà nuove, a volte inaccessibili, in mondi fantastici, o al passato e permette cosi al bambino di capire che una realtà può essere vista e rappresentata in modi diversi. Proprio per mantenere questo forte interesse per le immagini gli adulti possono intervenire per favorire lo sviluppo psichico e cognitivo del piccolo mettendo ad esempio a disposizione una varietà di libri di immagini e aiutarlo ad esplorare i contenuti di quest’ultime.

Il bambino, ad un anno, inizia ad interessarsi delle linee che traccia e cerca di riprodurle; questi segni lasciati su un foglio hanno il carattere di semplici scarabocchi, tracciati senza che nella mente del bambino ci sia l’intenzione di raffigurare le persone o cose. Accade tuttavia che il bambino ne dia un’interpretazione perché assimila quegli scarabocchi a qualche elemento della realtà che conosce andando così a formare i primi schemi grafici (gli inizi dell’intento rappresentativo). Il piccolo comincia ad intuire il valore simbolico dell’immagine, ovvero il legame simbolico (significato) fra un oggetto e la macchia colorata che egli contempla.

Tra i due fino ai cinque anni, segue poi la fase del realismo mancato, dove il bambino ha intenzione di disegnare un oggetto riconoscibile, ma in questo momento non vi riesce per le sue scarse capacità grafiche e per la mancata capacità di sintetizzare le relazioni tra le  diverse parti (ad esempio nel disegnare la figura umana inserisce degli elementi senza tener conto delle relazioni spaziali).
Dai cinque anni, il disegno infantile si sviluppa secondo la fase del realismo intellettuale dove il bambino non disegna l’oggetto reale che percepisce, ma ciò che sa di quell’oggetto: disegna ciò che per lui è essenziale e utilizza quegli schemi grafici di cui dispone all’interno.
Si arriva, infine, al realismo visivo (intorno ai gli otto anni) dove il bambino disegna ciò che vede.

Rilevante, nel disegno, è il valore espressivo, ovvero il modo in cui il bambino tratta la superficie bianca, la scelta delle forme e dei colori. Colorare  è un atto naturale che accresce l’impatto e l’espressione emotiva e affettiva del gesto grafico: il colore mostra il linguaggio dell’emotività profonda, evidenzia lo stato emotivo, affettivo interiore. Gli scarabocchi colorati possono indicare un bambino allegro e gioioso, estroverso che sa incanalare la propria aggressività. Uno scarabocchio non colorato è tipico di un bambino sensibile, introverso e riservato, spesso timido e scontroso.
Il bambino piccolo utilizza due o tre colori, la scelta più ampia avviene verso l’età dei quattro anni.

Possiamo far riferimento alla distinzione riportata da Anna Oliviero Ferraris tra colori caldi (rosso, giallo e arancione) che sarebbero i colori “ dell’attività, dell’eccitazione; ispirano serenità, gioia di vivere, inducono all’impulsività” e colori freddi (verde, blu e violetto) che, invece, “esprimono, suscitano e provocano passività, calma, inerzia, ispirano tristezza e malinconia”.

Mediante il rosso e le sue sfumature i bambini elaborano gli impulsi ostili; trovano espressione l’aggressività propria del bambino o alle minacce di aggressione a cui il bambino può essere esposto.
Il giallo è il sole, il fuoco, la luce: è il colore della mobilità interiore, dell’intuizione estroversa, ma più spesso dell’invidia, dell’esplosività pericolosa.
L’arancione è il colore preferito da chi possiede uno spirito vivace, sereno, positivo.
Il verde è la natura che cresce. È il colore della vitalità, della speranza, dell’apertura sentimentale, interiore e della realtà.
Il blu è il colore del cielo e del mare; è il colore  dell’energia mentale, del pensiero, dell’intelligenza, ma anche della freddezza affettiva, del senso morale e del controllo razionale.
Il viola è il colore della razionalità che interiorizza l’emotività; è il colore del successo e della solitudine.
Il marrone, un colore tranquillizzante, è usato da coloro che cercano di star bene fisicamente o che vogliono soddisfare i loro bisogni primari; a volte può esprimere un bisogno di pace e stanchezza (es dopo la nascita di un fratellino o separazione genitori).
Il grigio è il colore dell’immobilità, della mancanza di auto definizione e della tendenza auto depressiva.
Il nero è il colore della paura, dell’angoscia, della negazione.

Al di là dell’interpretazione che possiamo fare guardando un disegno di un bambino, l’importante è lasciarli liberi di disegnare, dando loro gli strumenti  per mettere in atto la loro creatività, per dar sfogo alle emozioni, ma soprattutto mettendo a loro disposizione un angolo del disegno con tutto il materiale!! Non dobbiamo pensare che si stanno annoiando o che stanno facendo una cosa inutile.
Il disegno è il momento più importante della giornata!!!

Fonti:
-    Gli adulti parlano i bambini disegnano (Alessandra Serraglio)
-    Il test dei colori di Luscher (Del Longo)
-    L’interpretazione dei disegni infantili (Daniel Widlocher)
-    I disegni dei bambini (G. Crocetti)

Laura R.

Foto by Libera Strega

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