La scuola che vorrei

Written by on 18 settembre 2011 in Educazione - No comments

Crediamo che le nostre educatrici abbiamo moltissimo da dire e, da oggi, vogliamo iniziare ad arricchire il nostro blog con i racconti delle loro esperienze, punti di viste, idee e speranze. Oggi vi presentiamo Federica, studentessa presso la facoltà di Scienze delle Formazione Primaria, che ci parlerà della scuola che vorrebbe. 

Quante volte sentiamo parlare della scuola? Continuamente..Sui quotidiani, sulle riviste, in televisione, sul web: non si fa altro che discutere di una scuola in decadimento, di una classe di insegnanti troppo arretrata, e di una generazione di studenti sfaticata.

A trattare questi argomenti sono per lo più persone che di temi quali la formazione e l’educazione dei bambini o dei ragazzi non sanno nulla e che quindi si esprimono soltanto per luoghi comuni, generalizzando fenomeni e processi tutt’altro che semplici da analizzare e da comprendere.

E questa è una cosa che non sopporto: sarà che il tema della scuola mi tocca profondamente da vicino o sarà che ho imparato a non fermarmi alla superficie delle cose ma bensì a scavare in profondità per comprendere al meglio ciò che mi circonda.

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Dico che questo tema mi riguarda in prima persona non solo perché come tutti voi sono stata una studentessa tra i banchi di scuola per molti anni ma anche perché attualmente frequento la facoltà di Scienze della Formazione Primaria e sono quindi una futura insegnante, che non vuole perdere la speranza e che crede ancora in una scuola con la “S” maiuscola.

In un momento di difficoltà come questo, in cui la scuola sembra perdere il sostegno da parte di tutte le istituzioni, da parte delle famiglie e degli insegnanti stessi è fondamentale ricominciare ad unirci tutti insieme per cambiare, ognuno nel suo piccolo, qualcosa.

Da parte mia sto cercando giorno dopo giorno, di costruirmi l’idea della scuola che vorrei..E con questo non voglio dirvi che di idea ne esiste una sola, anzi più ce ne sono migliore sarà il risultato. Sono stanca però di sentire insegnanti, che tengono le stesse lezioni frontali da quarant’anni,  additare i propri alunni come “sfaticati” quando ormai da tempo tutti gli esperti (pedagogisti, psicologi..) concordano nel ritenere che la conoscenza venga costruita dal bambino o dal ragazzo e non debba essere trasmessa dall’insegnante (“l’obiettivo è di insegnare in modo tale da offrire il maggior apprendimento con il minimo di insegnamento” Papert).

D’altra parte mi arrabbio nel sentire tanti genitori criticare tutta la classe degli insegnanti continuando ad indebolirli nella loro professionalità e sminuendo la complessità del lavoro che ogni giorno essi devono affrontare.

Ma soprattutto sono delusa da una classe di politici che ha deciso di non sostenere più la scuola pubblica uccidendola attraverso tanti, troppi tagli che vanno a lederne la qualità e mediante una svalutazione degli insegnanti e del ruolo fondamentale che hanno di formare la generazione dei nostri figli.

Mi piace ricordare la frase di  Henry Brougham: “ La cultura rende un popolo facile da guidare, ma difficile da trascinare; facile da governare, ma impossibile a ridursi in schiavitù.”

Vorrei innanzitutto che si parlasse di più della scuola dell’infanzia e del ruolo prezioso che questa gioca nella formazione del bambino dai 3 ai 5 anni: infatti si tratta di un momento molto delicato dello sviluppo in cui si creano competenze cognitive, relazionali ed affettive che segneranno tutto lo sviluppo successivo dell’età adolescenziale e adulta.

Il bambino necessita di figure competenti che lo aiutino a conoscere se stesso e le proprie attitudini; a sviluppare le proprie potenzialità e che lo accompagnino nel lungo viaggio alla scoperta delle emozioni: i piccoli che comprendono fin dalla più tenera età come relazionarsi al prossimo, come  risolvere le controversie, come rispettare la propria persona, gli altri e l’ambiente saranno cittadini migliori.

Vorrei una scuola centrata sullo studente, fulcro di tutto il processo formativo.

Vorrei che ogni insegnante avesse la possibilità di fornire tutti gli strumenti possibili ai propri alunni per facilitare la costruzione delle conoscenze rendendo queste ultime estremamente stimolanti, concrete, divertenti e vicine al contesto dei più piccoli e dei più giovani.

Vorrei una scuola attenta e sensibile al disagio giovanile, che possa prevenirlo o una scuola che comunque possa essere luogo di ascolto e confronto aperto e libero.

Gli studenti non sono una mandria di pecore da istruire: ognuno ha la sua personalità, ognuno può riuscire in qualcosa…L’importante è trovare quel qualcosa!!

 

Federica T.

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